XXIV Domenica del Tempo Ordinario – “QUALE COMUNITÀ? … “

17 Set

XXIV Domenica del Tempo Ordinario – “QUALE COMUNITÀ? … “

 «Imitare la compassione che Dio Padre ha per noi,
ci impegna a vivere gli stessi sentimenti
dentro la comunità dei nostri fratelli».

                                               

 

Colore VERDE (anno A)

 XXIV DOMENICA del

TEMPO ORDINARIO

 

 “QUALE COMUNITÀ? …”

  CANTO DEL VANGELO(Lc 10,23-23)

Alleluia, alleluia

Vi do un comandamento nuovo,
dice il Signore:
come io ho amato voi,
così amatevi anche voi gli uni gli altri.

Alleluia

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VANGELO (Mt 18,21-35)
Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?».

E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

Parola del Signore

Lode a te o Cristo

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COMMENTO

Oggi il Vangelo ci racconta la parabola del  “re che vuole regolare i conti con i suoi servi”. Essa sta alla fine del capitolo 18 di Matteo e per comprenderla occorre non dimenticare ciò che la precede.

Nei due capitoli precedenti al diciottesimo, dei quali abbiamo letto brani nelle domeniche scorse, più volte Gesù predice ai discepoli che andrà a Gerusalemme, dove sarà sottoposto a sofferenze e, infine, alla morte.

La sua fine è vicina e Gesù sente l’urgenza, non tanto di dare regole morali, ma di sollecitare i discepoli a vivere  lo stile di vita nuovo del Regno, che genera comunità “famiglia di Dio”.

Il capitolo 18 inizia con i discepoli che si avvicinano a Gesù e gli chiedono “Chi è il più grande nel regno dei cieli?”. In questa espressione c’è una logica di “potere” di “superiorità sugli altri” che ancora resiste nei discepoli ed è una logica che impedisce di generare relazioni che aprono alla gioia piena della “famiglia” di Dio.

 Dopo aver messo in mezzo a loro un bambino, Gesù risponde così: “Il più grande è colui che si fa piccolo come un bambino”.

È un paradosso che Gesù stesso ha praticato e lo propone a chi lo vuole seguire.

Come se dicesse loro: provate a tenere a bada il vostro orgoglio, a resistere all’inclinazione a sentirvi più degli altri, perché, così facendo, rovinate le relazioni; non mistificate e non nascondete le fragilità e la dipendenza che avete gli uni verso gli altri, ma, ridiventate “piccoli” come i bambini, così potrete vivere relazioni di “per-dono” e accoglienza vere.                                 

Gesù, Figlio dell’Uomo, non è venuto per separare i “buoni” dai “cattivi”,

ma per salvare ciò che gli uomini han perduto in umanità.

 

Il Padre, infatti, (dice  loro e a noi Gesù continuando il discorso) non vuole che nessuno si perda, proprio come il pastore, che non fa differenza tra le pecore e .. se una si smarrisce, lascia le 99 e va in cerca di quella.

Tutto questo è bello! Ma … nel concreto della vita ci sono rivalità che spezzano il rapporto umano. Come non ammetterlo! Per questo, alla comunità che sta nascendo, Gesù raccomanda delle modalità utili per superare le relazioni difficili: il richiamo personale, il confronto nella comunità e perfino il richiamo forte di tutta la comunità verso l’agire colpevole.

Ma potrebbe non bastare per vincere l’orgoglio e la testardaggine che mettiamo nel  “legare”  anziché “sciogliere” i nodi delle nostre incomprensioni, se, a monte, non mettiamo una relazione con Dio, il Padre. Cioè se non spostiamo i contrasti dal piano umano a quello di Dio, se non mettiamo al centro il Cristo che ce ne mostra il volto.

Capito no? Non proprio! E difatti Pietro, nel Vangelo di oggi, incalza Gesù con una domanda che riassume tutti i dubbi sul “per-dono”. Ci sarà pure un limite oltre cui non è più possibile!

E Gesù racconta la parabola del ”Re che fa i conti col suo servo”: per dirci che nel Regno, (nella “famiglia”,  di Dio) ci entra chi  ha con gli altri la stessa compassione del Re (il Padre).

Altrimenti? Altrimenti, prigionieri del nostro orgoglio, subiremo le “violenze”  di una convivenza senza fraternità.